DAY 1, 22h DOPO L'INIZIO DELL'EPIDEMIA, PERIFERIA DI PARIGI
Il 95% della popolazione mondiale è stata infettata, non si sa da cosa, e attualmente è idrofoba e mostra accentuati i sintomi della rabbia.
Una pioggia di piccoli meteoriti, tutti esplosi in alta orbita, ha colpito il pianeta alle ore 07.30 orario di Greenwich.
Dopo 3h una persona su 10 manifestava sintomi simili all'influenza.
Dopo 9h metà della popolazione mondiale era inferma, in preda a forti febbri e convulsioni.
Dopo 16h erano tutti morti.
Dopo 18h i morti hanno incominciato a camminare, e a uccidere i vivi.
Dopo 22h i sopravissuti sono pochi, dispersi e mal'organizzati.
Diecimila anni di storia umana cancellati in meno di un giorno.
Saccheggia, fuggi, riposa, saccheggia.
Per ora era sopravvissuto così, ma in una città che non conosceva muoversi era più duro del previsto.
Che combinazione del c@zzo che la stramaledetta apocalisse scoppiasse proprio mentre si trovava lontano da casa per un viaggio di studio, era stato entusiasta quando aveva ricevuto la lettera di accettazione alla Sorbonne, ora malediceva dio per averlo messo in quella condizione.
Fortunatamente era riuscito a rubare un fucile da un veicolo militare francese, un buon FAMAS, e aveva sfilato anche una dozzina di caricatori e un coltello tattico da battaglia, un bestione di puro acciaio da 25 cm di lama.
E fortunatamente lui se la cavava con le armi.
Analizzò la situazione, ormai gli rimanevano solo 6 caricatori da 30 colpi, incluso quello che aveva già in canna, per un totale di 180 colpi.
Il FAMAS era un'arma precisa e potente, la usava in modalità colpo singolo, e con un colpo piazzato in petto inchiodava gli stramaledetti zombi.
Per levarsi dalla strada però aveva bruciato oltre la metà dei colpi a sua disposizione, e non aveva un'arma bianca a manico lungo: con il coltello poteva sventrare quelle bestie ma in rischio che lo bloccassero era elevato.
Pensò che era davvero sfortunato che i suoi zombi non fossero come quelli dei primi film horror: questi erano veloci, iper-aggressivi e estremamente violenti.
Si muovevano singolarmente, ma bastava ucciderne uno e comparivano dal nulla intere orde di centinaia d zombi, sembravano quasi comunicare telepaticamente tra loro.
Si era barricato all'interno della Città delle Scienze e delle Industrie, nella periferia di Parigi, e ora stava rovistando per le stanze in cerca di qualcosa di utile.
La Federazione Europea era crollata in poche ore, come tutti gli altri governi mondiali, e ora restavano solo i pochi fortunati a non essere stati ne infettati ne divorati.
Una metropoli di 20 milioni di abitanti ridotta al set di un film horror.
Entrò in un altra stanza, e lo trovò proprio davanti a se.
Chiuse la porta, estrasse il coltello e lo piantò con violenza nel cranio dello zombie fino all'elsa.
Quello si afflosciò.
Quella.
Era una ragazza, poco più di sedici anni, forse diciotto.
Occhi verdi, capelli castano chiari: carina, una volta.
Vomitò, vomitò anche l'anima.
Estrasse il coltello e la ripose in una posizione decente, stando attendo a non sbirciare sotto la gonna corta che portava.
Le chiuse gli occhi, nascose la ferita con i capelli e le incrociò le mani sul petto.
Poi iniziò a frugare nella stanza.
Botta di cul@: era un magazzino dei prodotti chimici e degli attrezzi.
Aprì l'armadietto e trovò un'ascia, impugnatura in robusta plastica e lama pesante e affilata.
Rovistò tra gli scaffali dei prodotti per la pulizia.
Aprì una scatola e trovo dentro venti pacchetti di fiammiferi.
Fiammiferi...fosforo...luce!
Gli tornarono in mente le sue lezioni di chimica, fece a mente qualche calcolo e...poteva funzionare, bastava inserire la candeggina al momento giusto.
Cercò tra gli scaffali quello che stava cercando...e lo trovò: acqua ossigenata.
Ruppe i fiammiferi per prendere solo le teste e le mise dentro a un barattolo di vetro, in cui mise anche l'acqua ossigenata.
Dentro infilò tre fiaschette di candeggina sigillando queste con il loro tappo e infine chiuse in barattolo.
Al momento giusto sarebbe bastato rompere le fiaschette di candeggina per creare una torcia chimica piuttosto efficiente, la notte era appena passata ma era meglio prepararsi per la prossima.
Prese una bottiglia di alcol etilico e infilò anche quella nello zaino, quindi decise di riprendere la sua ricerca.
Con la nuova arma, l'ascia, riuscì a farsi strada senza fare troppo rumore, era solida e robusta: un vero colpo di fortuna averla trovata.
L'ora successiva passo senza intoppi, solo un paio di zombie, e infine il sole sorse prepotente illuminando uno scenario terribile.
Dal quinto piano del Palazzo delle Scienze vedeva Parigi in fiamme.
Dopo una ricerca abbastanza fruttuosa, una dozzina di merendine, un paio di barrette di cioccolato, tre bottiglie da mezzo litro d'acqua e qualche lattina di coca-cola, decise di provare ad andare sul tetto della struttura.
Dovette sfondare la porta d'emergenza e usare la scala anti-incendio ma alla fine ce la fece.
Sul tetto trovò un campo di battaglia.
I conati di vomito lo attanagliarono subito ma li represse: l'odore di morte era ovunque, lo attanagliava.
Un centinaio di cadaveri di zombi disposti in circolo attorno a un elicottero ormai inutilizzabile, devastato da una potente esplosione.
Probabilmente i soldati avevano tentato di evacuare il palazzo e gli zombie avevano deciso di non permetterglielo.
Cerco tra i cadaveri semi carbonizzati dei soldati qualcosa, ma non trovò nulla di utilizzabile: era stato tutto divorato dalle fiamme.
Dentro l'elicottero trovò un altro cadavere divorato dalle fiamme, sempre di un militare, accasciato sopra a un grosso contenitore in acciaio.
Scosto il cadavere che si spezzò in due.
"Macabro" pensò; poi aprì il contenitore metallico.
Dentro era tutto intatto: una divisa antisommossa dei battaglioni Enforcer, l'esercito federato europeo, un fucile a pompa Mossberg con sessanta colpi, una beretta con due caricatori, due granate, manganello e scudo antisommossa.
Preso dell'euforia iniziò a spogliarsi per indossare il tutto.
Ci mise alcuni minuti, ma poi il risultato valse la fatica: ora gli zombie potevano anche morderlo, ma era impossibile che passassero due centimetri di tessuto anti-strappo.
La tuta era comoda e calda, era semplicemente perfetta.
Lo scudo era in plexiglass trasparente, al centro c'era un banda di acciaio tinto di nero con scritto ENFORCER in bianco.
Gratto via con il coltello la scritta, ci mise alcuni minuti.
Poi estrasse una bomboletta dalla cartella, l'aveva trovata qualche ora prima in un negozio di ferramenta che però era già stato svuotato, e scrisse sullo scudo:
JUST
TRY
TO
SURVIVE
QuoteJ.T.T.S. prevede di essere una serie a lungo termine, a cadenza bisettimanale quindi tenete d'occhio la sezione.
Nonostante sia contro il regolamento ufficioso utilizzare parole come c@zzo ho deciso di mantenerle così per motivi stilistici, se proprio dovrò le censurerò ma non credo sarà necessario in quanto non credo offendano nessuno ne ledano la sensibilità del lettore